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DEPRESSIONE

DEPRESSIONE

Una religione vale pressappoco l'altra. Non ce n'è alcuna per mezzo della quale non si possa diventare saggi, né alcuna che non si possa praticare come la più

stupida delle superstizioni. H. Hesse

Riflessioni sul mal di vivere nel mondo contemporaneo

Quando si è depressi l’esistenza pare priva di senso perché si è perso il contatto con l’energia vitale e con le profondità della psiche, e con il vero Sé, che è sorgente e sostanza della Vita

 

La crisi attuale non è solo ecologica, economica e politica. I problemi che l’uomo contemporaneo sta affrontando sono solo gli effetti del vero problema, la cui radice è nell’uomo stesso. La mente umana ha una visione frammentaria e distorta della realtà e perciò l’individuo è vittima di false identificazioni e contraddizioni che dividono e conducono al conflitto.

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Viviamo in quella che è chiamata l’era dell’alienazione e alienazione significa: “Avere perso il contatto con la propria essenza”.

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Siamo cresciuti in una società dominata da ideologie che ci hanno educato a vivere in lotta con noi stessi attraverso il controllo e la repressione di ciò che è vitale e spontaneo. Così si è perduto ogni contatto con la saggezza psichica che la natura elargisce a chi sa ascoltare la voce del cuore.

Se l’uomo confonde i simboli con la realtà e agisce in funzione del suo ego condizionato è davvero fuori strada. Siamo stati educati a identificarci in ruoli e maschere e a competere per il successo, dimenticando che per vivere pienamente dobbiamo trovare noi stessi e, liberi dagli inganni concettuali, dissolvere l’egoismo che separa.

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L’individuo che perde il contatto con il qui e ora non è in grado di fluire con la vita in modo spontaneo e intuitivo. Divenuto schiavo di un “io” condizionato da attese e timori, non vive nel qui e ora perché la mente domina l’uomo come un servo che ha reso schiavo il padrone.

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Vivendo prigionieri del tempo psicologico che il pensiero crea, non si percepisce la realtà e il dialogo interno non permette di ascoltare la voce dell’intuizione.

Se la mente è dominata dalla preoccupazione e dallo sforzo, crea un mondo senza amore, privo di bellezza e poesia in cui non ci può essere vera felicità.

L’io con cui la mente s’identifica non potrà mai sentirsi ispirato, né il pensiero autoreferenziale può abbracciare la profondità e l’Unità dell’Essere. Così invece di vivere in armonia spontanea, si sperimenta ciò che i buddhisti chiamano Dukkha e in tale condizione di sofferenza non si è in grado di esprimere la propria intelligenza né il potenziale creativo.

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Secondo la metafora Buddhista Dukkha è una condizione di sofferenza, etimologicamente: "Difficile da sopportare", da du = difficile e kha = sopportare. La dottrina del Buddha indica la via personale e immediata di liberazione dalla sofferenza. “Una cosa sola io insegno”, diceva, “il dukkha e la liberazione dal dukkha”. Di solito è tradotto con “sofferenza e la liberazione dalla sofferenza”.

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Secondo il Buddha, la prima nobile verità è che la vita è sofferenza e la causa dell’infelicità è il rifiuto di accettare i “tre segni dell’essere”. Questi sono:

Anicca – Cambiamento o Impermanenza costante dei fenomeni (e la sofferenza che deriva dall’attaccamento alla permanenza);

Anatta – L’irrealtà dell’Io come unità permanente, autonoma e indipendente (e la sofferenza che deriva dall’identificazione con esso che conduce all’illusione );

Dukkha – La sofferenza nel senso più lato (desiderare ciò che non si può ottenere è sofferenza, frustrazione che deriva dall’incapacità di vivere in armonia e autenticità con ciò che è per la falsa identificazione con l’io separato).

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L’uomo raggiunge il Nirvana, in altre parole pone fine ai conflitti interiori, quando riconosce questi tre aspetti dell’essere e raggiunge la liberazione dalla ruota del samsara, attraverso la comprensione dell’interdipendenza degli opposti e dell’illusorietà dell’io.

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L’accettazione totale dei tre segni dell’essere culmina nell’esperienza del risveglio che è il passaggio dalla visione “duale” della vita all’esperienza diretta della “non-dualità”. Per il risvegliato, libero dagli inganni dell’io il samsara è il nirvana.

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Come diceva Alan Watts: “Poiché nulla esiste se non il presente, se non si può vivere nel presente, non si può vivere in nessun luogo”. Viviamo per cogliere l’attimo eterno che si manifesta quando l’io e il pensiero scompaiono, ma ci hanno insegnato a sdoppiarci interiormente in “controllore e controllato” e a resistere alla vita.

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Un antico testo classico del Mahayana dice: “… Tuttavia, gli esseri viventi cercano sempre da qualche altra parte, attaccandosi ai fenomeni e così facendo perdono tutto, perché andando alla ricerca del Buddha con la loro idea del Buddha e ricercando la mente con la loro mente erronea, anche sforzandosi per interi kalpa, non potrebbero approdare a niente. Essi ignorano che il Buddha appare spontaneamente a chi cessa di evocarlo liberandosi dal processo del pensiero”.

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Il pensiero è uno strumento meraviglioso, ma è diventato il nostro peggior nemico giacché ne siamo divenuti schiavi. Il pensatore (che chiamiamo io) è un prodotto del pensiero e quando questo pensatore (che è esso stesso solo un pensiero), cerca di controllare i pensieri si trova ovviamente in una situazione frustrante e paradossale. Nell’attenzione libera dal pensiero concettuale l’io scompare e osservatore e osservato si manifestano come unità nel flusso spontaneo del divenire.

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Anche chi ha innati valori spirituali, è in genere mal indirizzato dalle religioni che hanno perduto il messaggio originario di cui erano portatrici per diventare anch’esse strumenti di controllo sociale e politico e spesso di un moralismo colpevolizzante che, come abbiamo visto, fa più male che bene.

Secondo la Filosofia Perenne l’uomo in essenza è di sostanza divina e se percorre il cammino dell’autoconoscenza, può raggiungere lo Spirito Universale di cui è espressione.

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La visione materialistica Freudiana che ha profondamente influenzato la nostra cultura afferma invece che all’interno dell’uomo c’è solo il bambino perverso polimorfo.

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Non lo Spirito che ci guida al risveglio transpersonale, ma un’animale che deve essere domato e addomesticato.

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Pare proprio che il nichilismo profetizzato da Nietzsche imperi ovunque. Non c’è da meravigliarsi quindi se in questi anni la depressione si è tanto diffusa in tutto il mondo e in ogni classe sociale, non solo nelle forme acute e croniche ma anche come un mal di vivere che pare ormai endemico.

.Filippo Falzoni Gallerani, Milano, novembre 2014

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